La necessità di non perdere il buon senso

La diffusione e lo sviluppo dei nuovi metodi di comunicazione di massa, come altri fenomeni contemporanei quali la globalizzazione, che alcuni vogliono imbrigliare in oscure trame di Governi o misteriose Associazioni, hanno una duplice lettura: una cospirativa, nella quale si vuole forzatamente cercare l’organizzatore, il tessitore di una storia ed una, che io ritengo la più calzante, che invece inquadra il fenomeno in un naturale concatenarsi di eventi che in gran parte non sono governabili.

In questo primo articolo nel quale parleremo di buon senso discuteremo di internet ed informatica e dell’importanza di non perdere il buon senso quando si usufruisce di questi strumenti. Internet e l’informatica non sono partoriti dalla volontà di qualcuno o qualcosa ma dal tentativo di essere in contatto. La sua diffusione è stata talmente repentina che ancora oggi le legislazioni dei vari paesi faticano a regolare, moderare, ordinare le problematiche che emergono dal settore.

In un quadro talmente disordinato e poco regolato il fondamentale principio della libertà di espressione viene utilizzato in maniera distorta, a volte diventa foriero di suicidi, divorzi e chi più ne ha più ne metta.

Io sono nato in una società nella quale con la fidanzata mi ci scrivevo le lettere, ci sono cresciuto, ed ad un tratto, in età adulta, mi sono trovato, non proiettato, ma letteralmente catapultato, in un altro mondo del quale individuo queste caratteristiche:

  • farsi ascoltare, non dal tuo salotto ma dal mondo intero in maniera istantanea;
  • comunicare emozioni, stati d’animo, sentimenti in maniera istantanea;
  •  fornire notizie in maniera istantanea.

Ho volutamente utilizzato la parola “istantanea” nell’illustrare le caratteristiche perché voglio enfatizzare il carattere della velocità di queste azioni.

Perché?

Perché quando la comunicazione tra i privati era lenta: scrivevi la lettera, spedivi la lettera, viaggiava la lettera, finalmente arrivava la lettera (ed all’epoca si valutava sempre la speditezza delle Poste tedesche confrontata con quella delle Poste italiane che puntualmente venivano dileggiate), oppure la comunicazione istantanea, che poi era solo il telefono, per di più con tanto di fili, era da uno a uno, le notizie, i pettegolezzi, le maldicenze, le falsità, tutto insomma, il bene ed il male, il chiaro e lo scuro, era confinato ad un pubblico ristretto e solo le testate giornalistiche potevano “spargere” notizie indirizzate ad un pubblico indistinto e variegato.

C’era la possibilità di “incanalare”, “guidare”, “condizionare” l’informazione?

Certo. Ed i regimi dittatoriali del XX Secolo ne hanno fatto un ampio uso per indirizzare l’opinione pubblica in favore dei vari fascismi, nazismi e comunismi ma, laddove la democrazia era una cosa acquisita, come in quelle anglo-sassoni, una stampa libera è sempre esistita ed un codice deontologico-professionale parimenti è sempre esistito, norme naturali ed a volte codificate che impedivano la diffusione di notizie non riscontrate o false o calunniatorie.

Oggi, invece, ogni essere umano diventa testata giornalistica, ognuno di noi ha lo strumento per poter raggiungere, attraverso l’ormai onnipresente “rete” tutti gli altri esseri umani, esseri umani che, peraltro, soddisfano la loro voglia di conoscenza senza neanche dover pagare per acquistare la carta stampata.

La velocità è un concetto che abbiamo imparato a connettere con il tempo e lo spazio dalla fisica e da comuni e semplici leggi fisiche oggi trarremo le conclusioni del nostro ragionamento.

La velocità ovvero lo spazio che si percorre in una data unità di tempo.

In termini d’informazione questa legge diventa la capacità di far giungere in un tempo brevissimo, ad una platea non di 10.000 o 500.000 lettori (quanti giornali oggi aspirerebbero ad avere queste tirature?) ma di decine di milioni di lettori, che rappresentano lo spazio, un’autentica…fandonia. L’aspetto preoccupante è che il danno potenziale che può rappresentare quella fandonia è ormai fatto ed ha raggiunto, la maggior parte delle volte, il suo scopo: condizionare la pubblica opinione.

Sì, perché qui dalla Fisica bisogna passare alla Sociologia, cioè allo studio della psicologia non di una persona ma dell’enorme massa della popolazione umana.

Immaginiamo un enorme diffusore di letame che compie il suo lavoro irrorando non un campo ma il pianeta. Immaginiamo di venir colpiti da questo fango. Come possiamo proteggerci da questo fango? Solo con l’ombrello del buon senso che, tante volte, purtroppo non c’è.  Il fango ti si attacca addosso, se si secca è difficile toglierlo, una falsità diventa realtà e convincere del contrario chi ci crede è una impresa impossibile, tant’è che nel giornalismo si dice che una smentita vale una doppia notizia. Le persone iniziano a pensare che sì, qualcosa di vero ci deve essere, che se c’è chi dice che non è vero lo fa solo per qualche sordido interesse o cospirazione ed alla fine sono veramente poche le persone che si liberano della fandonia, essa si è insinuata, neanche come la calunnia di rossiniana memoria “come un venticello” ma bensì, appunto, come un fango che arriva dappertutto. Alla fine, le persone che si formeranno una opinione, anche inconsapevole, viziata da quella falsità saranno abbastanza per iniziare a formare e poi organizzare un vero e proprio blocco sociale imbottito di leggende, fatti volutamente male raccontati ma esprimenti una opinione che si trasforma in voto e poi in Governo (e l’antisemitismo non ha forse le stesse radici benché ci abbia messo secoli per trasformarsi nella Shoah?).

Penso di aver chiarito la portata e la importanza del problema. Penso nel contempo di essere completamente impotente di fronte a questo problema. Non credo nei complotti delle multinazionali, nelle manovre della massoneria, nell’azione occulta di decine di presunti agenti segreti tutti deviati.

Ed allora ecco che nasce l’idea di questo spazio. Anch’io voglio spargere qualcosa in rete, qualcosa di bello però, qualcosa di utile.

Il buon senso.

Voglio confrontarmi con chi lo voglia per parlare con buon senso, al di là della posizione politica, al di là delle ricette, al di là di tutto. La sintesi può essere la nascita di una idea, di un progetto che sia realizzabile, di vero, di un qualcosa che poi sposi chi vuole. Questo vuole essere un “Think-Tank”, la mia segreta speranza è che non sia uno dei tanti, che possa emergere, essere utile. Potrebbe fermarsi a quattro amici al bar che discutono oppure diventare un “fenomeno”, non lo so. Nel secondo, più auspicabile, caso potrebbe intervenire anche qualcuno con poco o nulla buon senso. Fido su quello mio e degli amici che mi vorranno seguire per moderare, perché non fermeremo nessuno, tutto si può dire in rete e noi non siamo nessuno per impedirlo. Deve essere un moto istintivo dell’animo quello di dire: “questa cosa non ha buon senso”.

Ed arriviamo al punto nodale. Esiste e cos’è il buon senso? Quando una cosa è di buon senso e quando no?

E qui ci torna di aiuto la fisica. Dal ragionamento semplice a quello complesso con lo stesso meccanismo. Cos’è il buon senso? Fare la cosa più logica e risolutiva nel dato momento: ti sta investendo una macchina sulle strisce pedonali? Ti scansi, non resti lì perché hai la precedenza secondo legge. Ti sta sommergendo la spazzatura? (è un tema che conosco perché ci ho lavorato). La smaltisci, subito, senza impedirne lo smaltimento perché vuoi mettere in piedi un sistema, certamente migliore, ma che ha bisogno di tempo per essere realizzato, senza fare nulla e senza prendere in considerazione nulla che non sia la tua idea che automaticamente, nel dato momento, non è più di buon senso. E se nel primo caso il ragionamento è semplice perché tratta di un argomento quale la sopravvivenza, nel secondo è molto più complesso e sarà nostro compito “scomporlo” esattamente come si fa nelle equazioni, per renderlo semplice e risolvibile. La trama è una sola: fare qualcosa. Se non si fa, non si ottiene nulla, il non fare è sinonimo di morte e di non risoluzione.

E noi siamo qui per fare, fare quello per cui stiamo nascendo, pensare ed ideare, non potendo realizzare per mancanza degli strumenti necessari. Io i miei argomenti li metterò sul tavolo, discutiamone, se saremo pochi ci divertiremo, se diventassimo molti…chissà che può accadere. Lo sa solo il mio ed il nostro…karma.

Cerchiamo di sfruttare il meglio di questa benedetta rete: parlare ed essere ascoltati, anche non volendo, da tante persone.

Io ci provo. se resto solo, beh mi sarò divertito lo stesso, mi piace scrivere.